NOVENA DI NATALE
15 dicembre: SANTO FRANCESCO!
G: Ti esalterò, Signore, Padre santissimo, Re del cielo e della terra, perché mi hai consolato.
T: Tu sei il Dio mio salvatore, vivrò con fiducia e non avrò timore.
In qualunque casa entriate, prima dite: "Pace a questa casa!". Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Lc 10,5-6
Nel suo Testamento, san Francesco di Assisi, scrisse: "Il Signore mi rivelò che dicessi questo saluto: il Signore ti dia pace!".
Il primo biografo di san Francesco, Tommaso da Celano, ci ricorda che il santo di Assisi, in ogni suo discorso, prima di comunicare la parola di Dio al popolo, augurava la pace. In questo modo otteneva spesso, con la grazia del Signore, di indurre i nemici della pace e della propria salvezza, a diventare essi stessi figli della pace. È un bellissimo modo di salutarsi. È un augurio e allo stesso tempo una benedizione. Iniziamo questa novena in compagnia di san Francesco. È anche lui un personaggio del presepe, come lo siamo tutti noi. Chiamati a sentirci parte di questa storia di Salvezza che Gesù ha illuminato con la sua venuta.
"Sapersi piccoli, sapersi bisognosi di salvezza, è indispensabile per accogliere il Signore. È il primo passo per aprirci a Lui" (Papa Francesco).
G: Mia forza e mia lode è il Signore, egli è stato la mia salvezza.
T: La tua destra, Signore, si è manifestata con forza, la tua destra, Signore, ha percosso il nemico,
con grande potenza e gloria hai abbattuto i miei avversari.
G: Vedano i poveri e si rallegrino, cercate il Signore e avrà vita la vostra anima.
T: Lo lodino il cielo e la terra, il mare e quanto in essi si muove.
16 dicembre: GLI ANGELI DI CORSA
G: Ti esalterò, Signore, Padre santissimo, Re del cielo e della terra, perché mi hai consolato.
T: Tu sei il Dio mio salvatore, vivrò con fiducia e non avrò timore.
Natanaele gli domandò: "Come mi conosci?". Gli rispose Gesù: "Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l'albero di fichi". Gli replicò Natanaele: "Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele!". Gli rispose Gesù: "Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l'albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!". Poi gli disse: "In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell'uomo". Gv 1, 48-51
Natale è una corsa di angeli. Dio li chiama tutti, li mette in moto perchè qualcosa di grande sta accadendo nella storia. I tempi sono maturi, la storia si prepara a ripartire, si azzera il conto degli anni e tutto ricomincia. Anno zero. Sono passati troppi anni e secoli pieni di cattive notizie, dove il male ha seminato distruzione e morte facendo circolare solo brutte notizie, innescando una spirale di buio. Gli angeli ora aprono le ali e si mettono in volo. Sono messaggeri, porta parola di Dio, annunciatori della Sua presenza tra gli uomini. Annunciatori di pace e di bene. Ma chi li ascolterà? Chi sarà capace di vederli? Ecco, intravedono Maria! Si comincia!
San Francesco amava gli angeli e invitava tutti a venerarli come compagni di viaggi e custodi. Scelse come luogo prediletto proprio il Santuario di santa Maria degli Angeli, o Porziuncola, perché lì' il santo godeva spesso della visita degli Angeli che irradiavano luce e facevano risuonare canti di gioia.
«In questo giorno solenne risuona l'annuncio dell'Angelo ed è invito anche per noi, uomini e donne del terzo millennio, ad accogliere il Salvatore» (Papa Benedetto).
G: Mia forza e mia lode è il Signore, egli è stato la mia salvezza.
T: La tua destra, Signore, si è manifestata con forza, la tua destra, Signore, ha percosso il nemico,
con grande potenza e gloria hai abbattuto i miei avversari.
G: Vedano i poveri e si rallegrino, cercate il Signore e avrà vita la vostra anima.
T: Lo lodino il cielo e la terra, il mare e quanto in essi si muove.
17 dicembre: LA PECORA RITROVATA
G: Ti esalterò, Signore, Padre santissimo, Re del cielo e della terra, perché mi hai consolato.
T: Tu sei il Dio mio salvatore, vivrò con fiducia e non avrò timore.
Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita? In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite. Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda. Mt 18,12-14
Che paura perdersi. Sarà capitato a tutti di non trovarsi più. Può capitare ai piccoli come ai grandi. Ci si perde quando non troviamo più le persone care, gli amici, quando siamo in un posto sconosciuto. Quando ci si perde ci si sente soli, smarriti e tutte le strade davanti appaiono chiuse. Povera pecorella! Lontana dal gregge, lontana dal pastore, lontana dall'erbetta fresca. Come si sarà sentita? Nessuno la vedeva più, tranne Dio. Lui è attento soprattutto a chi si perde. In ogni messa diciamo: "ricongiungi a te, Padre misericordioso, tutti i tuoi figli ovunque dispersi". E se ne fa carico. Ed eccola lì, la pecora ritrovata. Rimessa al suo posto. È nel presepe, insieme alle altre, in cammino verso la grotta di Betlemme. Ha ritrovato la pace, perché qualcuno le ha voluto bene.
Nei racconti miracolosi di san Francesco si narra che il poverello di Assisi, dopo aver ricevuto in dono una pecora, a lei insegnò a pregare. Gli altri frati videro la pecorella in coro a salmeggiare e ai piedi dell'altare della Madonna per rendere omaggio alla Vergine, con teneri belati.
«Nessuna pecora può andare perduta» (Papa Francesco).
G: Mia forza e mia lode è il Signore, egli è stato la mia salvezza.
T: La tua destra, Signore, si è manifestata con forza, la tua destra, Signore, ha percosso il nemico,
con grande potenza e gloria hai abbattuto i miei avversari.
G: Vedano i poveri e si rallegrino, cercate il Signore e avrà vita la vostra anima.
T: Lo lodino il cielo e la terra, il mare e quanto in essi si muove.
18 dicembre: L'ASINO DI CUI ABBIAMO BISOGNO
G: Ti esalterò, Signore, Padre santissimo, Re del cielo e della terra, perché mi hai consolato.
T: Tu sei il Dio mio salvatore, vivrò con fiducia e non avrò timore.
Quando furono vicini a Gerusalemme, verso Bètfage e Betània, presso il monte degli Ulivi, mandò due dei suoi discepoli e disse loro: "Andate nel villaggio di fronte a voi e subito, entrando in esso, troverete un puledro legato, sul quale nessuno è ancora salito. Slegatelo e portatelo qui. E se qualcuno vi dirà: "Perché fate questo?", rispondete: "Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito"". Andarono e trovarono un puledro legato vicino a una porta, fuori sulla strada, e lo slegarono. Alcuni dei presenti dissero loro: "Perché slegate questo puledro?". Ed essi risposero loro come aveva detto Gesù. E li lasciarono fare. Portarono il puledro da Gesù, vi gettarono sopra i loro mantelli ed egli vi salì sopra. Mc 11, 1-7
La bibbia è piena di asinelli. Animali bellissimi, intelligenti e mansueti. In un libro della Bibbia addirittura è raccontato di un asino che vede gli angeli e parla per conto di Dio. Nel Vangelo di Marco Gesù chiede esplicitamente un asino per fare il suo ingresso in Gerusalemme. Questi dolci animali, con il loro passo lento, sanno portare grandi pesi e sono ottimi lavoratori. Poco si lamentano e non sono per niente aggressivi. Anzi, sono pacifici. Tanto abbiamo da imparare da loro e, come loro, anche noi siamo chiamati a portare Gesù, il nostro re.
San Francesco aveva due asini e tutti e due li chiamava con il nome "fratello". Uno gli serviva per i viaggi e gli spostamenti, soprattutto quando era malato. L'altro era il suo corpo. C. Bobin commenta: "C'è veramente un asino nella vita di Francesco. Dorme quando Francesco dorme mangia quando Francesco mangia, prega quando Francesco prega. Non lo lascia mai, la accompagna dal primo all'ultimo giorno. È il corpo di Francesco d'Assisi, è il suo corpo che egli chiama così "fratello asino", come per distaccarsene senza respingerlo, poiché è con questo compagno che bisogna andare in cielo".
«Nella stalla di Betlemme cielo e terra si toccano. Il cielo è venuto sulla terra. Per questo, da lì emana una luce per tutti i tempi; per questo lì s'accende la gioia; per questo lì nasce il canto. Alla fine della nostra meditazione natalizia vorrei citare una parola straordinaria di sant'Agostino: egli domanda: che cosa è questo – il cielo? E dove è il cielo? Segue una risposta sorprendente: "...che sei nei cieli – ciò significa: nei santi e nei giusti. I cieli sono, sì, i corpi più alti dell'universo, ma tuttavia corpi, che non possono essere se non in un luogo. Se, però, si crede che il luogo di Dio sia nei cieli come nelle parti più alte del mondo, allora gli uccelli sarebbero più fortunati di noi, perché vivrebbero più vicini a Dio. Ma non è scritto: 'Il Signore è vicino a quanti abitano sulle alture o sulle montagne', ma invece: 'Il Signore è vicino ai contriti di cuore' (Sal 34[33],19), espressione che si riferisce all'umiltà. Come il peccatore viene chiamato 'terra', così al contrario il giusto può essere chiamato 'cielo'" (Serm. in monte II 5, 17). Il cielo non appartiene alla geografia dello spazio, ma alla geografia del cuore» (Papa Benedetto).
G: Mia forza e mia lode è il Signore, egli è stato la mia salvezza.
T: La tua destra, Signore, si è manifestata con forza, la tua destra, Signore, ha percosso il nemico,
con grande potenza e gloria hai abbattuto i miei avversari.
G: Vedano i poveri e si rallegrino, cercate il Signore e avrà vita la vostra anima.
T: Lo lodino il cielo e la terra, il mare e quanto in essi si muove.
19 dicembre: IL BUE: LUI LO HA CONOSCIUTO!
G: Ti esalterò, Signore, Padre santissimo, Re del cielo e della terra, perché mi hai consolato.
T: Tu sei il Dio mio salvatore, vivrò con fiducia e non avrò timore.
Udite, o cieli, ascolta, o terra, così parla il Signore: "Ho allevato e fatto crescere figli, ma essi si sono ribellati contro di me. Il bue conosce il suo proprietario e l'asino la greppia del suo padrone, ma Israele non conosce, il mio popolo non comprende". Guai, gente peccatrice, popolo carico d'iniquità! Razza di scellerati, figli corrotti! Hanno abbandonato il Signore, hanno disprezzato il Santo d'Israele, si sono voltati indietro.
Is 1,2-4
Isaia ci ricorda che anche il bue riconosce il suo proprietario, mentre il popolo d'Israele ha fatto una gran fatica a riconoscere i grandi prodigi di Dio. Ci stiamo preparando al Natale ormai vicino. In mezzo al frastuono di luci, colori, regali, chiediamo il dono di riconoscere la luce sottile e delicata di Dio che in Gesù viene a nascere tra noi. C'è il rischio di non accorgersi, di essere distratti o di avere altre cose per la testa. C'è il rischio che vincano le preoccupazioni, i ritardi, gli oggetti. La pace e il bene, per essere riconosciuti e accolti chiedono silenzio e preghiera. Chiedono lo stupore di un bambino, la pazienza e l'umiltà di un bue.
San Francesco, nel primo presepe a Greccio, portò in una grotta proprio un bue e un asino, vicino a una mangiatoia piena di fieno. E mentre predicava sulla nascita di un Re povero, i presenti videro apparire un bambino in carne e ossa nella mangiatoia, e Francesco lo prese in braccio.
«Davanti a Dio tutti gli uomini [...] erano come buoi ed asini, privi di intelligenza e conoscenza. Ma il Bambino nella mangiatoia ha aperto loro gli occhi, cosicché ora essi riconoscono la voce del proprietario, la voce del loro Signore» (Joseph Ratzinger)
G: Mia forza e mia lode è il Signore, egli è stato la mia salvezza.
T: La tua destra, Signore, si è manifestata con forza, la tua destra, Signore, ha percosso il nemico,
con grande potenza e gloria hai abbattuto i miei avversari.
G: Vedano i poveri e si rallegrino, cercate il Signore e avrà vita la vostra anima.
T: Lo lodino il cielo e la terra, il mare e quanto in essi si muove.
20 dicembre: LA STALLA E' CASA MIA
G: Ti esalterò, Signore, Padre santissimo, Re del cielo e della terra, perché mi hai consolato.
T: Tu sei il Dio mio salvatore, vivrò con fiducia e non avrò timore.
In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c'era posto nell'alloggio. Lc 2,1-7
Stessa storia di sempre. Tutto chiuso. A chiave con doppia mandata. È la paura che ci fa chiudere: le porte di casa, le macchine parcheggiate, la scatola dei nostri giochi, i cuori. A Betlemme era tutto occupato. Non c'era posto per Maria e Giuseppe e per il nascituro. È forse una delle sensazioni più brutte sentirsi dire che per te non c'è posto. In ospedale, al colloquio per un posto di lavoro, a scuola, ad una festa. Si prova la percezione di non essere graditi, di non essere voluti. Ma chi lo vorrà questo bambino? Tu, lo vuoi? Sei disposto a prenderlo in braccio? Vuoi fargli posto nella tua vita? È piccolo, non occupa molto spazio ma, una volta entrato, poi, la tua vita, si apre.
Secondo la tradizione, la madre di San Francesco, Pica, scelse una stalla al pianterreno della casa paterna per partorire, in omaggio alla umiltà della nascita di Gesù. Ha sperimentato, fin da subito la povertà delle cose, ma ricchezza grande dell'amore. E questa sarà la sua missione che ancora oggi continua.
«Questo scenario dice che Gesù è la novità in mezzo a un mondo vecchio, ed è venuto a guarire e ricostruire, a riportare la nostra vita e il mondo al loro splendore originario» (Papa Francesco)
G: Mia forza e mia lode è il Signore, egli è stato la mia salvezza.
T: La tua destra, Signore, si è manifestata con forza, la tua destra, Signore, ha percosso il nemico,
con grande potenza e gloria hai abbattuto i miei avversari.
G: Vedano i poveri e si rallegrino, cercate il Signore e avrà vita la vostra anima.
T: Lo lodino il cielo e la terra, il mare e quanto in essi si muove.
21 dicembre: MARIA, SI'
G: Ti esalterò, Signore, Padre santissimo, Re del cielo e della terra, perché mi hai consolato.
T: Tu sei il Dio mio salvatore, vivrò con fiducia e non avrò timore.
Al sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: "Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te". A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L'angelo le disse: "Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine". Lc 1,26-33
Grazie Maria, perchè non hai tenuto nascosto Gesù. Non lo hai tenuto solo per te, ma lo hai dato alla luce. E così noi, nati 2000 anni dopo abbiamo potuto godere di quella luce e di quella gioia che è iniziata dal tuo sì, così bello e libero. Tu hai fatto la fatica più grande, hai vissuto il travaglio interiore più profondo, hai rischiato grosso. E noi abbiamo goduto della salvezza, della pace e del bene che il tuo Figlio ci ha regalato. Lo hai fatto per noi, per tutti. Il tuo Sì ci provoca e ci interroga su tutti i sì che noi dovremmo dire. Che aspettano la nostra libertà per fare nascere qualcosa di nuovo nelle nostre vite. Per farci entrare in quel Regno che non avrà fine.
Maria era per san Francesco il modello più altro del Sì. Per lei scrisse questa preghiera: Ave, Signora, santa regina, santa madre di Dio, Maria che sei vergine fatta Chiesa, ed eletta dal santissimo Padre celeste, che ti ha consacrata insieme col santissimo suo Figlio diletto e con lo Spirito Santo Paraclito; tu in cui fu ed è ogni pienezza di grazia e ogni bene.
«O Maria, tu risplendi sempre nel nostro cammino come segno di salvezza e di speranza» (Papa Francesco).
G: Mia forza e mia lode è il Signore, egli è stato la mia salvezza.
T: La tua destra, Signore, si è manifestata con forza, la tua destra, Signore, ha percosso il nemico,
con grande potenza e gloria hai abbattuto i miei avversari.
G: Vedano i poveri e si rallegrino, cercate il Signore e avrà vita la vostra anima.
T: Lo lodino il cielo e la terra, il mare e quanto in essi si muove.
22 dicembre: GIUSEPPE, SILENZIOSO SI'
G: Ti esalterò, Signore, Padre santissimo, Re del cielo e della terra, perché mi hai consolato.
T: Tu sei il Dio mio salvatore, vivrò con fiducia e non avrò timore.
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: "Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati". Mt 1,18.21
San Giuseppe, in tutti i Vangeli, non dice neanche una parola. A parlare è la sua vita, le sue scelte. È davvero padre perché accoglie la chiamata del Signore. In sogno, Dio gli parla annunciando la venuta del Figlio di Dio e lui silenziosamente accoglie, assumendosi la paternità, con il compito di proteggere, nutrire e aiutare a crescere il piccolo Gesù. Pace e bene sono da proteggere e custodire, con forza. Senza violenza, ma con un cuore deciso. A volte sono proprio i piccoli della terra, quelli che parlano poco e pensano tanto, quelli che non fanno rumore, a regalarci le lezioni più grandi.
San Giuseppe fu davvero padre. Francesco invece, conobbe un padre arrogante, ricco mercante di tessuti, con grandi aspirazioni e ambizioni per suo figlio. Pietro di Bernardone si aspettava che suo figlio seguisse i propri affari e commerci ma Francesco aveva già fatto in cuor suo una scelta di povertà. È così che nel 1206, in piazza, Francesco si spoglia davanti al padre, rinunciando a tutti i suoi averi e alla sua eredità. Aveva trovato Cristo. Non poteva che essere più ricco di così.
«Giuseppe lascia da parte i suoi ragionamenti per fare spazio a ciò che accade e, per quanto possa apparire ai suoi occhi misterioso, egli lo accoglie, se ne assume la responsabilità e si riconcilia con la propria storia» (Papa Francesco).
G: Mia forza e mia lode è il Signore, egli è stato la mia salvezza.
T: La tua destra, Signore, si è manifestata con forza, la tua destra, Signore, ha percosso il nemico,
con grande potenza e gloria hai abbattuto i miei avversari.
G: Vedano i poveri e si rallegrino, cercate il Signore e avrà vita la vostra anima.
T: Lo lodino il cielo e la terra, il mare e quanto in essi si muove.
23 dicembre: GESU' BAMBINO. QUANTA PACE E QUANTO BENE!
G: Ti esalterò, Signore, Padre santissimo, Re del cielo e della terra, perché mi hai consolato.
T: Tu sei il Dio mio salvatore, vivrò con fiducia e non avrò timore.
Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c'era posto nell'alloggio. C'erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all'aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l'angelo disse loro: "Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia". E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste, che lodava Dio e diceva: "Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama". Lc 2,6-14
Che paura può fare un bambino appena nato? Eppure tremano i potenti, è sconvolta la terra. Gli angeli nel cielo cantano: "Gloria!".
Nessuna paura per noi che aspettavamo la luce vera, quella che illumina ogni uomo e tutte le cose. Solo gioia, gioia pura. Dio Padre nel suo Figlio Gesù è venuto a salvarci e mostrarci che il volto di Dio è amore. Facciamo festa. Non c'è posto per la tristezza, le divisioni, la guerra, la solitudine, i musi lunghi. Nella notte santa nasce per noi il Salvatore. Si chiude la porta del Giubileo, ma in Gesù è spalancato il portone della grazia, accessibile a tutti! Auguri amici! Sorridete, abbracciatevi, ringraziatevi, aiutatevi di più, perdonatevi, ditelo a tutti! Buon Natale... Pace e bene a tutti voi!
"O Tu, che sei santo, solo Dio, che operi cose meravigliose. Tu sei forte, Tu sei grande, Tu sei altissimo, Tu sei Re onnipotente, Tu, Padre santo, Re del cielo e della terra" (san Francesco).
G: Mia forza e mia lode è il Signore, egli è stato la mia salvezza.
T: La tua destra, Signore, si è manifestata con forza, la tua destra, Signore, ha percosso il nemico,
con grande potenza e gloria hai abbattuto i miei avversari.
G: Vedano i poveri e si rallegrino, cercate il Signore e avrà vita la vostra anima.
T: Lo lodino il cielo e la terra, il mare e quanto in essi si muove.
«Se vogliamo festeggiare il vero Natale, contempliamo questo segno: la semplicità fragile di un piccolo neonato. Lì sta Dio». (Papa Francesco)
9° GIORNO – “Francesco, uomo tutto di Dio”
Perfetta immagine di Cristo Crocifisso, che portasti visibilmente nel tuo corpo i segni della nostra redenzione come preziosissime gemme che tenesti nascoste anche ai più intimi, fa' che partecipiamo con gioia alle sofferenze del nostro prossimo e, nel silenzio, uniti a Cristo, partecipiamo alla salvezza del mondo.
Ammonizione VI S. Francesco
Guardiamo con attenzione, fratelli tutti, il buon pastore che per salvare le sue pecore sostenne la passione della croce. Le pecore del Signore l'hanno seguito nella tribolazione e persecuzione nell'ignominia e nella fame, nella infermità e nella tentazione e in altre simili cose; e ne hanno ricevuto in cambio dal Signore la vita eterna.
Perciò è grande vergogna per noi servi di Dio, che i santi abbiano compiuto queste opere e noi vogliamo ricevere gloria e onore con il semplice raccontarle.
Preghiamo con S. Francesco
Il nostro pane quotidiano: il tuo Figlio diletto, il Signore nostro Gesù Cristo, dà a noi oggi: in memoria, comprensione e reverenza dell'amore che egli ebbe per noi e di tutto quello che per noi disse, fece e patì.
E rimetti a noi i nostri debiti: per la tua ineffabile misericordia, per la potenza della passione del tuo Figlio diletto e per i meriti e interercessione della beatissima Vergine e di tutti i tuoi eletti. Amen
Fonti Francescane Leggenda Maggior FF 1225
Un mattino, all'appressarsi della festa dell'Esaltazione della santa Croce, mentre pregava sul fianco del monte, vide la figura come di un serafino, con sei ali tanto luminose quanto infocate, discendere dalla sublimità dei cieli: esso, con rapidissimo volo, tenendosi librato nell'aria, giunse vicino all'uomo di Dio, e allora apparve tra le sue ali l'effige di un uomo crocifisso, che aveva mani e piedi stesi e confitti sulla croce. Due ali si alzavano sopra il suo capo, due si stendevano a volare e due velavano tutto il corpo.
A quella vista si stupì fortemente, mentre gioia e tristezza gli inondavano il cuore. Provava letizia per l'atteggiamento gentile, con il quale si vedeva guardato da Cristo, sotto la figura del serafino. Ma il vederlo confitto in croce gli trapassava l'anima con la spada dolorosa della compassione.
Fissava, pieno di stupore, quella visione così misteriosa, conscio che l'infermità della passione non poteva assolutamente coesistere con la natura spirituale e immortale del serafino. Ma da qui comprese, finalmente, per divina rivelazione, lo scopo per cui la divina provvidenza aveva mostrato al suo sguardo quella visione, cioè quello di fargli conoscere anticipatamente che lui, l'amico di Cristo, stava per essere trasformato tutto nel ritratto visibile di Cristo Gesù crocifisso, non mediante il martirio della carne, ma mediante l'incendio dello spirito.
Preghiera conclusiva
O Dio, che per infiammare il nostro spirito con il fuoco del tuo amore, hai impresso nel corpo del serafico Padre San Francesco i segni della passione del Figlio tuo; concedi a noi, per sua intercessione, di conformarci alla morte di Cristo per essere participi della sua risurrezione. Per Cristo nostro Signore. Amen
7° GIORNO –“Francesco, uomo fatto preghiera”
Tutto Serafico in ardore, che sapesti accogliere nella preghiera ogni parola di Dio per poi realizzarla fedelmente, dacci la continuità nella preghiera per nutrire la nostra anima alla divina mensa e progredire sempre più nel cammino verso Dio e i fratelli.
Ammonizione XII di S. Francesco
A questo segno si può riconoscere il servo di Dio, se ha lo spirito del Signore: se, quando il Signore compie, per mezzo di lui, qualcosa di buono, la sua "carne" non se ne inorgoglisce - poiché la "carne" è sempre contraria ad ogni bene - ma piuttosto si ritiene ancora più vile ai propri occhi e si stima più piccolo di tutti gli altri uomini.
Preghiamo con S. Francesco
Santo, santo, santo il Signore Iddio onnipotente, che è, che era e che verrà;
lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.
Tu sei degno, Signore Dio nostro, di ricevere la lode, la gloria e l'onore e la benedizione;
lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.
Degno è l'Agnello, che è stato immolato di ricevere potenza e divinità, sapienza e fortezza, onore e gloria e benedizione;
lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.
Benediciamo il Padre e il Figlio con lo Spirito Santo;
lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.
Fonti Francescane Leggenda Maggiore (FF 1059-1060)
" Andate - disse il dolce padre ai figli suoi - annunciate agli uomini la pace; predicate la penitenza per la remissione dei peccati. Siate pazienti nelle tribolazioni, vigilanti nell'orazione, valenti nelle fatiche, modesti nel parlare, gravi nel comportamento e grati nei benefici. In compenso di tutto questo è preparato per voi il regno eterno ". Quelli, inginocchiati umilmente davanti al servo di Dio, accoglievano con intima gioia la missione della santa obbedienza diceva, poi, a ciascuno in particolare: Affida al Signore la tua sorte, ed Egli ti nutrirà. Erano queste le parole che egli ripeteva abitualmente, quando assegnava a qualche frate un incarico per obbedienza.
Preghiera conclusiva
O santissimo Padre nostro: creatore, redentore, consolatore e salvatore nostro. Che sei nei cieli: negli angeli e nei santi, illuminandoli alla conoscenza, perché tu, Signore, sei luce, infiammandoli all'amore, perché tu, Signore, sei amore, ponendo la tua dimora in loro e riempiendoli di beatitudine, perché tu, Signore, sei il sommo bene, eterno, dal quale proviene ogni bene e senza il quale non esiste alcun bene. Amen.
8° GIORNO – “Francesco, uomo tutto di Vangelo”
Uomo fatto preghiera, patrono d'Italia, che appartieni non solo ad Assisi ma a tutta l'umanità e con la testimonianza evangelica spingi potentemente a servire la giustizia e la pace, fa' che i tuoi figli ed i tuoi devoti sappiano rispondere alle sfide di questo mondo con la mansuetudine e la coerenza di chi segue il Vangelo di Cristo.
Ammonizione VII di S. Francesco
Dice l'apostolo: "La lettera uccide, lo spirito invece dà vita".
Sono morti a causa della lettera coloro che unicamente bramano sapere le sole parole, per essere ritenuti i più sapienti in mezzo agli altri e potere acquistare grandi ricchezze e darle ai parenti e agli amici. Così pure sono morti a causa della lettera, quei religiosi che non vogliono seguire lo spirito della divina Scrittura, ma piuttosto bramano sapere le sole parole e spiegarle agli altri.
E sono vivificati dallo spirito della divina Scrittura coloro che ogni scienza che sanno e desiderano sapere, non l'attribuiscono al proprio io, ma la restituiscono con la parola e con l'esempio all'altissimo Signore Dio, al quale appartiene ogni bene.
Preghiamo con S. Francesco
Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra: affinché ti amiamo con tutto il cuore, sempre pensando a te; con tutta l'anima, sempre desiderando te; con tutta la mente, orientando a te tutte le nostre intenzioni e in ogni cosa cercando il tuo onore; e con tutte le nostre forze, spendendo tutte le nostre energie e sensibilità dell'anima e del corpo a servizio del tuo amore e non per altro;
e affinché possiamo amare i nostri prossimi come noi stessi, trascinando tutti con ogni nostro potere al tuo amore, godendo dei beni altrui come dei nostri e nei mali soffrendo insieme con loro e non recando nessuna offesa a nessuno. Amen
Fonti Francescane Leggenda Maggiore (FF 1051)
Mentre un giorno ascoltava devotamente la messa degli Apostoli, sentì recitare il brano del Vangelo in cui Cristo, inviando i discepoli a predicare, consegna loro la forma di vita evangelica, dicendo: Non tenete né oro né argento né denaro nelle vostre cinture, non abbiate bisacce da viaggio, né due tuniche, né calzari, né bastone. Questo udì, comprese e affidò alla memoria l'amico della povertà apostolica e, subito, ricolmo di indicibile letizia, esclamò: " Questo è ciò che desidero questo è ciò che bramo con tutto il cuore! ".
Si toglie i calzari dai piedi; lascia il bastone; maledice bisaccia e denaro e, contento di una sola tonaca butta via la cintura e la sostituisce con una corda e mette ogni sua preoccupazione nello scoprire come realizzare a pieno le parole sentite e adattarsi in tutto alla regola della santità, dettata agli apostoli.
Preghiera conclusiva
Onnipotente, eterno, giusto e misericordioso Iddio concedi a noi miseri di fare, per tua grazia, ciò che sappiamo che tu vuoi, e di volere sempre ciò che ti piace, affinché interiormente purificati, interiormente illuminati e accesi dal fuoco dello Spirito Santo, possiamo seguire le orme del Figlio tuo, il Signor nostro Gesù Cristo e a te, o Altissimo, giungere con l’aiuto della tua sola grazia. Tu che vivi e regni glorioso nella Trinità perfetta e nella semplice Unità, Dio onnipotente per tutti i secoli dei secoli. Amen
6° GIORNO – “Francesco, cantore fervente di Maria”
Cantore fervente di Maria che esaltasti come eletta dal Padre e consacrata dal Figlio diletto con lo Spirito Consolatore, fa' che anche noi come Lei diventiamo casa, tenda e palazzo di Dio in mezzo al mondo.
Ammonizione I di S. Francesco
Ecco ogni giorno egli si umilia, come quando dalla sede regale discese nel grembo della Vergine; ogni giorno egli stesso viene a noi in apparenza umile; ogni giorno discende dal seno del Padre sull'altare nelle mani del sacerdote. E come ai santi apostoli si mostrò nella vera carne, così anche ora si mostra a noi nel pane consacrato. E come essi con gli occhi del loro corpo vedevano soltanto la carne di
lui, ma, contemplandolo con gli occhi dello spirito, credevano che egli era lo stesso Dio, così anche noi, vedendo pane e vino con gli occhi del corpo, dobbiamo vedere e credere fermamente che questo è il suo santissimo corpo e sangue vivo e vero.
Preghiamo con S. Francesco
Ave, Signora, santa regina, santa Madre di Dio,
Maria che sei vergine fatta Chiesa.
ed eletta dal santissimo Padre celeste,
che ti ha consacrata insieme col santissimo suo Figlio diletto
e con lo Spirito Santo Paraclito;
tu in cui fu ed è ogni pienezza di grazia e ogni bene.
Ave, suo palazzo, ave, suo tabernacolo, ave, sua casa.
Ave, suo vestimento, ave, sua ancella, ave, sua Madre.
E saluto voi tutte, sante virtù, che per grazia
e illuminazione dello Spirito Santo venite infuse nei cuori dei fedeli, perché da infedeli fedeli a Dio li rendiate. Amen
Fonti Francescane Legenda Maggiore (FF 1048)
Riparata anche questa chiesa, andò finalmente in un luogo chiamato Porziuncola, nel quale vi era una chiesa dedicata alla beatissima Vergine: una fabbrica antica, ma allora assolutamente trascurata e abbandonata. Quando l'uomo di Dio la vide così abbandonata, spinto dalla sua fervente devozione per la Regina del mondo, vi fissò la sua dimora, con l'intento di ripararla. Là egli godeva spesso della visita degli Angeli, come sembrava indicare il nome della chiesa stessa, chiamata fin dall'antichità Santa Maria degli Angeli. Perciò la scelse come sua residenza, a causa della sua venerazione per gli Angeli e del suo speciale amore per la Madre di Cristo.
Il Santo amò questo luogo più di tutti gli altri luoghi del mondo. Qui, infatti, conobbe l'umiltà degli inizi; qui progredì nelle virtù; qui raggiunse felicemente la mèta. Questo luogo, al momento della morte, raccomandò ai frati come il luogo più caro alla Vergine.
Preghiera conclusiva
Tu sei la Tutta Bella, o Maria!
In Te è la gioia piena della vita beata con Dio.
Fa’ che non smarriamo il significato del nostro cammino terreno: la luce gentile della fede illumini i nostri giorni, la forza consolante della speranza orienti i nostri passi, il calore contagioso dell’amore animi il nostro cuore, gli occhi di noi tutti rimangano ben fissi là, in Dio, dove è la vera gioia. Amen
